Cosa sono i BES, qual è il loro rapporto con i DSA e quali normative li tutelano?

L’anno scolastico si è appena concluso ma continua purtroppo a permanere una significativa confusione rispetto ai Bisogni Educativi Speciali (BES), ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e alle rispettive normative di riferimento.

Tale confusione caratterizza non solo l’ambito scolastico ma anche quello familiare, comportando così diverse difficoltà per genitori e insegnanti nel riuscire a comprendere ed aiutare gli alunni che rientrano in queste categorie.

Per tale ragione è bene sapere che quando si parla di BES si fa riferimento a particolari esigenze educative che gli alunni possono manifestare anche solo per determinati periodi, la cui insorgenza è riconducibile a motivazioni di natura fisica, biologica, fisiologica, psicologica o sociale e rispetto ai quali è necessario che le scuole intervengano in maniera adeguata e personalizzata.  Quando si parla di DSA si fa invece  riferimento a una categoria diagnostica che riguarda le abilità scolastiche lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale e che include al suo interno la Dislessia, la Disortografia, la Disgrafia e la Discalculia, le quali possono presentarsi sia singolarmente che in forma combinata, dando vita così a quello che viene definito come “Disturbo Misto”.

Il termine BES non indica un’etichetta diagnostica poiché rientra nella dimensione pedagogica e non in quella clinica e conseguentemente non esiste una diagnosi di BES. Esistono invece le diagnosi di DSA, che devono essere avanzate a seguito di apposito iter psicodiagnostico e che devono rispettare sia i criteri diagnostici riportati nei principali sistemi nosografici attualmente in uso (quali l’ICD-10 e il DSM-5) che quanto indicato nelle raccomandazioni per la pratica clinica sviluppate nel corso degli anni (si pensi alle Consensus Conference del 2006-2007 e del 2011).

Non esiste quindi diagnosi di BES ma esiste diagnosi di DSA e questi ultimi possono essere annoverati all’interno dei BES ma non sono le uniche condizioni cliniche che rientrano in questa grande categoria. Possono essere considerati BES infatti tutti i soggetti caratterizzati da disabilità, da disturbi evolutivi specifici (di cui i DSA fanno parte) e da svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia o plusdotazione intellettiva.

I BES sono  tutelati dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 (oltre che dalle successive circolari ministeriali), la quale estende a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento  e prevede per i BES l’applicazione di tutte le misure di intervento previste per i DSA, ossia piani personalizzati, strumenti compensativi, misure dispensative e valutazioni ad hoc.
I DSA sono invece tutelati dalla Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010.

In entrambi i casi, al fine di favorire quella  che viene definita come “didattica inclusiva”, tanto i DSA quanto gli altri alunni che per svariate ragioni rientrano più o meno momentaneamente nei BES possono usufruire della preparazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), ovvero di un documento redatto dalla scuola e firmato dal dirigente, dagli insegnanti e dalla famiglia, in cui viene riportato quanto rilevato nello studente e in cui vengono indicate tutte misure utili per favorire la sua piena riuscita.

La stesura del PDP da parte della scuola è obbligatoria solo nel caso di BES che rientrano nei DSA (tutelati dalla Legge 170/2010) o nella disabilità (tutelata dalla Legge 104/1992) e per i quali è necessaria apposita certificazione, mentre è discrezionale nel caso di altri disturbi, di condizioni di svantaggio o di altre motivazioni psicopedagogiche e/o didattiche.

Ciò che è certo, ad ogni modo, è che i docenti devono essere in grado di impostare processi di apprendimento adeguati a tutti gli alunni per rispondere alle loro esigenze e alle loro potenzialità, favorendone così la crescita e soprattutto il benessere.